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Mafia: conclusa operazione “Illegal Duty”. TUTTI GLI ARRESTATI E I REATI

Pubblicato il: 11 July 2017 alle 11:39 am

Associazione per delinquere, associazione armata, traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, rapina, furto: solo alcuni dei reati che hanno condotto in carcere 39 soggetti.

All’alba di oggi, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a due distinte ordinanze applicative di misure cautelari, emesse gli scorsi 22 e 29 giugno dal G.I.P. del Tribunale di Catania, traendo in arresto 39 persone.
I soggetti appartenenti al clan Scalisi
sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione armata, associazione per delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, rapina, furto, ricettazione, reati in materia di armi, danneggiamento seguito da incendio, con l’aggravante di aver commesso il fatto in nome e per conto dell’associazione di tipo mafioso denominata clan Scalisi e al fine di agevolarne le attività illecite.

Qui le SLIDE DELL’OPERAZIONE

L’attività investigativa, coordinata dalla D.D.A. di Catania, è stata condotta da personale della Squadra Mobile e del Commissariato di Adrano tra novembre 2014 – giugno 2016, a carico del clan Scalisi di Adrano, capeggiato dal boss detenuto Giuseppe SCARVAGLIERI, che costituisce l’articolazione locale della famiglia mafiosa Laudani di Catania.

Le indagini tecniche, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di delineare le dinamiche interne all’associazione mafiosa, diretta da SCARVAGLIERI e organizzata sul territorio da Giuseppe MANNINO, Carmelo SCAFIDI, Pietro SEVERINO, Pietro MACCARRONE, Alfredo MANNINO e Vincenzo BIONDI; di evidenziare gli attuali assetti, individuare i suoi appartenenti e numerosi tra i singoli reati dimostrando come, sebbene detenuto, SCARVAGLIERI continuasse a mantenere la leadership del gruppo impartendo ordini e disposizioni.

Nel periodo oggetto di indagini, infatti, questi continuava ad essere, come riferito da uno dei collaboratori di giustizia, “l’autorità suprema del gruppo” e a dirigere la “famiglia” nonostante la sua detenzione.

Inoltre i servizi di intercettazione hanno fatto emergere che il boss detenuto “Pippu ‘u zoppu” manteneva la corrispondenza con Alfredo MANNINO fornendo indicazioni e direttive sul sodalizio.

Tra gli altri destinatari della misura restrittiva figura Massimo DI MARIA, esponente dell’articolazione operativa su Paternò della famiglia Laudani di Catania, in stretti rapporti con il gruppo adranita – noto per essere uno degli autori, in concorso con Antonio MAGRO, classe 1975 e Massimo MERLO classe 1972, dell’omicidio di Maurizio Maccarrone commesso ad Adrano la mattina del 14.11.2014.

Dalle intercettazioni è emerso che il gruppo criminale manteneva un capillare controllo del territorio di Adrano, ove la “famiglia” sottoponeva sistematicamente ad estorsione la gran parte delle attività commerciali, ivi compreso il mercato ortofrutticolo, all’interno del quale, non solo ogni titolare di box era tenuto a pagare una somma mensile, ma doveva versare un dazio per accedere, per scaricare la merce o acquistare all’ingrosso.

Il gruppo inoltre, secondo gli inquirenti, ricorreva all’incendio doloso di beni di attività commerciali/aziende, propedeutico alla richiesta di estorsione o successivo, in caso di rifiuto delle vittime a soggiacere al racket del “pizzo”.

L’attività illecita, poi, dopo un lungo periodo di aperta conflittualità tra le consorterie Scalisi e Santangelo -“Taccuni” che si contendono il controllo delle attività nel comprensorio di Adrano, si svolgeva insieme in seguito all’intesa raggiunta tra le due organizzazioni le quali, oltre a spartirsi equamente i proventi di alcune estorsioni, erano impegnate in altri comuni affari illeciti.

Tra le attività perseguite dall’organizzazione mafiosa Scalisi vi è il traffico di sostanze stupefacenti e lo spaccio “su piazza”, con la peculiarità che parte della sostanza stupefacente che gli accoliti al gruppo immettono nel mercato adranita ed in quello dei comuni limitrofi viene acquistata all’ingrosso dalla famiglia Santangelo.

Qui tutti i REATI CONTESTATI

La seconda misura cautelare compendia gli esiti di indagini, anche di tipo tecnico, avviate lo scorso mese di marzo, su delega della locale D.D.A., a seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno consentito di acquisire elementi di responsabilità nei confronti di Giuseppe SCARVAGLIERI, Alfredo BULLA e Alessio LA MANNA, – tutti già destinatari della misura cautelare del 22.6.2017 – il primo quale mandante – istigatore e gli altri due quali autori materiali del tentato omicidio di Francesco COCO, classe 1977, pregiudicato, in atto detenuto, elemento di rango apicale del clan Scalisi, avendo esploso, nell’estate del 2014, per contrasti maturati in seno alla cosca, diversi colpi d’arma da fuoco in direzione di quest’ultimo non riuscendo nel loro intento per motivi indipendenti dalla loro volontà.

Tre destinatari della misura restrittiva sono irreperibili perché già all’estero.
Espletate le formalità di rito, gli arrestati sono stati associati presso le case circondariali siciliane ad eccezione di ZERMO che è stato tradotto presso il carcere di Genova – Marassi.
Alla fase esecutiva hanno partecipato oltre 200 unità della Polizia di Stato, tra cui equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale ed unità eliportata del Reparto Volo di Palermo, ed all’arresto di ZERMO, avvenuto a Genova, ha collaborato la locale Squadra Mobile.

Qui tutti gli ARRESTATI

 

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