Grande distribuzione: parte la nuova inchiesta di Città Futura.
Il circolo Città Futura ricomincia il proprio lavoro di indagine sulle condizioni delle lavoratrici della grande distribuzione, che già l’anno scorso aveva portato alla luce percentuali molto elevate di precarietà lavorativa, stress dovuto a orari irrispettosi delle esigenze del personale e conseguente scarsa soddisfazione rispetto allo svolgimento della propria attività.
Inoltre un altro aspetto che è stato evidenziato dall’inchiesta riguarda la retribuzione, non soltanto relativamente a stipendi spesso molto bassi ma anche per forme di evidente illegalità da parte dei titolari: dalle risposte ai questionari somministrati da Città Futura, è emersa infatti la prassi di restituire in contanti una parte della propria retribuzione.
“Evidentemente chi lavora con contratti a tempo determinato – ha spiegato Chiara Platania del circolo città futura, nel corso della conferenza stampa svoltasi al centro commerciale Katané, per opporsi all’apertura di ipermercati e grande distribuzione il 25 aprile e il 1° maggio – non può che temere di perdere il lavoro se non accetta anche queste condizioni. Per questo da oggi parte una nuova inchiesta, per raccogliere le testimonianze di lavoratrici e lavoratori e sostenere le loro istanze, difendendo la dignità del lavoro”.
“Il mese scorso a Catania la maggior parte degli esercizi è rimasta aperta a Pasqua e a Pasquetta, e si profila la cancellazione del 25 aprile e 1° maggio, non più date di festa, di lotte e di memoria, ma giorni da dedicare, anche in tempi di crisi, al consumo”, ha sottolineato un altro esponente del circolo, Alberto Rotondo. “Gli orari di lavoro non hanno più limiti: dalle aperture domenicali si è rapidamente passati alle feste tradizionali, cancellando giorni di riposo determinanti per le lavoratrici e i lavoratori, che saranno costretti a lavorare persino nella festa a loro dedicata”.
Peraltro, ha sottolineato la Platania, questo fa sì che gli esercizi minori all’interno dei centri commerciali siano costretti a seguire le scelte sugli orari degli ipermercati, anche quando preferirebbero volentieri chiudere e garantire ai propri dipendenti il giusto riposo. E, di conseguenza, anche i piccoli esercizi non afferenti ai centri commerciali e già duramente provati dalla crisi saranno costretti all’apertura per far fronte alla concorrenza”.
“Tutto ciò – ha concluso Rotondo – fa si che nel senso comune si diffonda sempre più l’idea che dedicarsi al consumo sia preferibile che godersi il tempo libero e le attività sociali, e che gli unici luoghi d’incontro siano le cattedrali dello shopping”.
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